Sebastiano Furlotti nasce nel 2004 a Parma. Nel 2021 espone l’arazzo monumentale Guernica sulla facciata del Palazzo della Provincia della propria città natale; l’opera viene poi presentata al Museo ADI – Compasso d’Oro di Milano nell’ambito della mostra collettiva Women for Justice, e successivamente nel chiostro del Monastero di San Nicolò al Lido di Venezia. Nel 2022 partecipa alla mostra Di qua dal paradiso presso lo Spazio Camarini di Mantova e presenta l’arazzo Per chi suona la campana con la Galleria Centro Steccata, esposto poi a Roma nel complesso di Santa Maria della Pietà. Nel 2023 prende parte alla collettiva Quadrinomi a Rovereto, accanto alle opere di Riccardo Schweizer e Giorgio Conta, con testi di Maurizio Scudiero e Michelangelo Lupo.
Attualmente vive a Milano, dove affianca alla pratica artistica una carriera professionale in ambito economico. Negli ultimi due anni ha concentrato la sua ricerca sul ripetersi del presente e sul segno, intrecciando vita e arte in una dimensione diaristica.
Questa serie di arazzi è stata realizzata nel 2024 in Tunisia da un gruppo di donne che vivono sulle montagne nei pressi di Kairouan. Gli arazzi, per lo più realizzati in edizioni uniche o in coppia, hanno misure che vanno dai novanta ai centoventi centimetri per lato e sono stati cuciti interamente a mano partendo da miei disegni. Ho scelto personalmente le lane e i colori con cui realizzarli.
Essi nascono da disegni in cui permane un forte accenno formale di figurazione geometrica, con elementi tipo della mia produzione fino a quel momento. Tuttavia, alla vista della prima prova, nella quale queste donne avevano radicalmente astratto le linee originarie, fino al punto da rendere confusi perfino a me gli elementi che avevo immaginato, il mio modo di vedere è cambiato radicalmente. Mi ha spinto a riflettere sui miei soggetti formali e a tentare di portarli ad un grado di astrazione sempre più alto. È ciò che mi ha permesso di fare un salto in avanti.
Se alle prime prove ricevute ho reagito con titubanza, una volta compreso quanto fossero moderne in queste loro interpretazioni queste donne, ne sono rimasto entusiasta e ho lasciato che continuassero a tessere nel loro modo di vedere le cose. Siamo, in queste opere, senza dubbio co-autori.